my history
Ciao a tutti, mi chiamo Davide ed ho 17 anni.
(Tutti in coro: "Ciao Davide…")
Il mio problema? Mah, io non ho problemi in particolare… a dire il vero ultimamente sto cercando di capire se sono io a sbagliare e in tal caso dove dovrei correggermi. Spero che parlarne con voi mi possa aiutare e che magari possiate darmi qualche consiglio.
Bene… la mia storia inizia nel lontano 1989, data della mia nascita. Già da lì le cose non furono rose e fiori: qualche problema a livello di battito cardiaco rese necessario il parto cesareo, e io nacqui così, in un pomeriggio di novembre, sotto il segno del Sagittario.
Della mia infanzia tendo ad avere pochi ricordi… un po’ a causa della scarsa memoria, un po’ a causa di alcune vicende della mia vita che, probabilmente, ho rimosso dalla mia mente.
Sono sempre stato un bambino timido, con una certa difficoltà a socializzare… ed anche ora fatico ad instaurare delle relazioni. Avete presente il bambino gracilino, biondo platino, che non parla mai, che si isola e spesso preferisce giocare da solo? Ecco, quello sono io all’epoca dell’asilo.
Ricordo quando mia madre mi disse che sarei dovuto andare a scuola: una tragedia! Piansi da matti, anche se probabilmente non avevo la coscienza di cosa fosse la scuola.
Le elementari le feci in una scuola privata, "dai preti" come si dice… Disciplina, disciplina, disciplina.
Una cosa che sicuramente la scuola privata mi ha dato è un profondo senso del rispetto delle regole, e anche i miei genitori, o per meglio dire mia madre, hanno dato il loro apporto in questo.
Pensando alle elementari mi riaffiorano nella memoria vaghe ombre di due miei amici, di cui sinceramente non ricordo il nome. Poi mi ricordo l’intervallo, quello lungo da un’ora, che io trascorrevo sempre diversamente dagli altri che giocavano a calcio. I maschi e le femmine erano divisi all’intervallo, ed io sinceramente mi sarei divertito più con le femminucce, ma non pensate male…
(Risatine soffocate dei presenti)
L’incubo della mia infanzia è stata la famigerata maestra Lusso, fanatica dell’ordine. Ma che ordine… della perfezione totale! Il punto e linea, che per inciso abbiam fatto fino alla 5ª anche sui quaderni a quadretti, era fondamentale.
Hai sbagliato riga in cui scrivere? Hai sbagliato a scrivere il risultato di una divisione? Hai cancellato troppe volte sul foglio?
Soluzione: strappiamo la pagina e rifai tutto daccapo.
Potete immaginare quanto sia traumatico per me, che sono disordinato di natura…
Ovviamente questa non è l’unica cosa che ha segnato quei 5 anni: come dimenticare le note disciplinari per ogni inezia, la prima cotta poi finita in delusione, le interrogazioni da panico, le prese in giro?
Insomma, una volta superato l’incubo dell’esame, ero felicissimo di uscire da quel maledetto posto… pensavo: "cambio classe, cambio scuola, cambio ‘amicizie’… vado dove nessuno mi conosce, potrò essere chiunque io voglia, posso rifarmi una reputazione…".
Niente di più falso. Alle medie, "dalle suore", fu la stessa identica storia, solo vissuta da adolescente. Ma quante volte ho pianto? Quante volte ho fatto pietose scenate pubbliche, gridando e piangendo, a causa delle prese in giro di alcuni compagni? Troppe, troppe volte…
Fin’ora non vi ho parlato dei voti… beh, che dire, ero un vero secchione… se non il primo, ero il secondo della classe. E avrei ben voluto vedere: una volta a casa la mia giornata era studio allo stato puro, anche fino alle 10.30 di sera. Mai un’uscita con gli amici, dato che di ‘amici’ non ne avevo…
E così arrivarono le superiori. Non so se sia vero, ma ho sempre avuto l’impressione di essere capitato nelle classi più disastrate. Con le superiori ho iniziato ad uscire… ed è iniziato anche il lungo declino dal punto di vista scolastico. Devo dire che è stato un periodo di cambiamenti in positivo dal punto di vista dei rapporti, questo è vero, ed ho conosciuto persone che non avrei esitato a chiamare amici.
Ovviamente non poteva mancare la tradizionale cotta per la compagna di banco anche per i primi due anni di superiori, alla quale è seguito qualche attacco di panico e un periodo di grigiore mentale non indifferente.
Al cambio di classe dalla 2ª alla 3ª ancora la solita solfa: un bello sclero contro un paio di compagni all’inizio dell’anno e poi piano piano l’infatuazione per la mia mia ‘migliore amica’, della quale divenni geloso in modo preoccupante per poi accorgermi di non saper pensare ad altro che a lei. Passò più di un anno e, stremato dallo sfrafallìo nello stomaco, riuscii a dichiararmi, ma ovviamente lei era fidanzata ed evidentemente non contraccambiava. Probabilmente quell’amicizia è uscita irrimediabilmente rovinata da questo evento, ma almeno sono in pace con me stesso. La scuola intanto andava piuttosto male… il mio studio era diventato la sola apertura del diario per contemplare le materie del giorno dopo e pregare che non mi interrogassero.
Dopo qualche tempo, grazie alla magia di internet, una compagna di un mio amico rimane affascinata dalla profondità dei miei interventi nel blog… e così si decise di vedersi. L’attrazione fisica e mentale tra noi due sembrava molto forte, ma lei mise subito le cose in chiaro: non dovevamo illuderci.
In cuor mio sapevo che non ce l’avrei fatta… e poi tutte quelle uscite, tutti quegli abbracci, ogni singolo sguardo ed ogni singolo respiro mi sembrava perfetto. Forse il mio atteggiamento estremamente paranoico, forse la sua situazione psicologica fece crollare i miei ormai immensi castelli mentali: il "posso solo essere tua amica" arrivò dal web, così come ci eravamo conosciuti.
Quanto odio e quanto amo internet. Come non citarlo? Mi ha sicuramente cambiato la vita… vabbè, ma qui si va fuori argomento. Avete qualche domanda da pormi?
(Una voce femminile dall’ultima fila: "Sembra che per te i rapporti siano molto importanti, ma dalla tua storia mi pare di capire che tu non abbia mai avuto un vero rapporto con una ragazza…")
Mi fa male dirlo, ma hai ragione… Ho cominciato a considerare le ragazze come tali solo pochi anni fa, prima per me erano solo amiche con cui confidarmi spesso migliori dei maschi. Puoi notare anche che non ho parlato del primo bacio. Non farmi andare oltre, trai le dovute conclusioni da questa mia affermazione.
(Un ragazzo si alza: "Non dovresti reprimere le tue emozioni, hai raccontato di molte volte in cui sei esploso, e poi degli attacchi di panico… noto anche che arrossisci con facilità. Penso che questo sia dovuto alla tua educazione passata, ad una evidente scarsa autostima oltre che al tuo naturale carattere. Ad ogni modo penso che tu debba trovare una valvola di sfogo. Questo è il mio consiglio.")
Ah… parole sagge! Sai come mi sfogo ogni giorno? Con la musica. I cantanti metal gridano per me e mi impediscono di ascoltare i miei pensieri… ma probabilmente questa strategia non mi libera dai miei pesi. Sinceramente, non so che fare… alla fine del biennio superiore smisi anche di fare nuoto dopo undici anni. Boh… ditemi voi che dovrei fare. Una bella pogata ad un concerto? Una bevuta con gli amici?
(Il coordinatore: "Grazie Davide di averci raccontato la tua esperienza… ora puoi tornare a sederti."
Mi dirigo verso il mio posto a sedere ed i dottori mi riallacciano la camicia di forza. Presto mi verrà chiesto di raccontare altri aneddoti della mia vita… e forse un giorno guarirò.)
