Nell'universo del manga "Ghost in a shell" di Masamune Shirow la gran parte degli uomini sono collegati alla rete attraverso impianti situati nel loro stesso cervello e possono utilizzare la propria memoria come fosse quella di un computer, cancellando eventi, sovrascrivendoli, o addirittura immagazzinando libri con estrema facilità.

«Ho fatto un sogno bellissimo…»
«Dai, raccontamelo…»
«Facciamo che lo scarico su PC così ce lo guardiamo stasera?»

Fantascienza? Non del tutto. Si legge nel rapporto pubblicato sulla rivista Nature redatto da Jack L. Gallant ed i suoi colleghi dell’Università della California a Berkeley:

I nostri risultati suggeriscono che presto potremmo essere in grado di ricostruire l’immagine dell’esperienza visiva di una persona attraverso la sola misurazione della sua attività cerebrale.

Le prime immagini estrapolate dal pensiero umano, ancora molto sfocate, sono state registrate attraverso un dispositivo che funziona con lo stesso principio di una risonanza magnetica. Per riuscire nell’impresa, Gallant ha scansionato l’attività cerebrale di due volontari mentre vedevano scorrere 1.750 immagini su uno schermo ed ha poi creato una sorta di “dizionario dei pensieri” nel quale ad ogni tracciato cerebrale corrisponde un’immagine. Così, ogni volta che il cervello di un volontario produceva un segnale cerebrale presente nel “dizionario”, Gallant ed i suoi collaboratori ora riescono a tradurlo in immagine con una precisione del 70%.

Il passo finale sarà la creazione di un dispositivo che ricostruisca le immagini viste dall’osservatore, invece che selezionare le immagini da una serie prestabilita. [...] Si potranno progettare neuroprotesi capaci di supplire ai deficit della demenza, dell’ictus o delle lesioni cerebrali traumatiche. [...] Potremo anche migliorare le funzioni cognitive, ad esempio potenziare la memoria o connettere direttamente con il nostro cervello database di informazioni utili, o restituirle a chi le ha perse, grazie a circuiti che imitano il comportamento elettrico dei neuroni.

Insomma, si profila all’orizzonte uno scenario fantascientifico alla Matrix nel quale sarà possibile utilizzare il cervello umano come fosse un vero e proprio computer o una sua periferica.

A quando sarà possibile imparare il Kung Fu semplicemente scaricando il contenuto di un DVD nella nostra testa? O fare un backup completo dei dati, salvando l’interezza dei nostri pensieri, delle nostre conoscenze e dei nostri ricordi in un droide che possa farci sfuggire alla morte?

Prevedo dilemmi etici di dimensioni epocali.

 

Link: Un microchip nel cervello gira il “film” del tuo sogno | Lo scanner che legge i pensieri


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